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le Olimpiadi viste dagli shaper delle piste
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le Olimpiadi viste dagli shaper delle piste

By Abrar Hussain
February 20, 2026 3 Min Read
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Alle Olimpiadi c’è un lavoro invisibile che rende lo spettacolo possibile. È quello degli shaper, gli artigiani della neve. I professionisti responsabili della manutenzione quotidiana di salti, strutture e linee all’interno degli snowpark e sulle piste. Da Bormio a Livigno, nei giorni di Milano Cortina hanno spalato neve per giorni, trasformando pendii bianchi in palcoscenici di pura adrenalina. Sempre dietro le quinte. Dalle prime ore del mattino a tarda sera. “È la mia prima volta ai Giochi Olimpici e non posso lamentarmi – racconta all’Adnkronos Luca Biagiotti, 46 anni, ai piedi della pista di ski cross di Livigno -. Lavoro a Chiesa e in carriera ho fatto tante gare di Coppa del Mondo”.

Andrea Coatti, 42 anni, precisa: “Io vivo all’estero e questo è il mio lavoro. Ho già partecipato alle Olimpiadi di Pechino, entrambi siamo gestori di snowpark”. Entrambi fanno parte della squadra italiana che si occupa della preparazione della pista di ski cross.

Olimpiadi, il lavoro degli shaper

Anche dalle loro mani dipende l’ottima riuscita dei Giochi Olimpici italiani. E la resa televisiva di gare al cardiopalma, spettacolari e tiratissime: “Solo alla partenza siamo sempre una quindicina – dice Luca – ma su una pista lavorano in totale più di 80 tra shaper, alpini e volontari. I più esperti, come noi, seguono le parti più delicate come i salti e la partenza. Chi ha meno esperienza si occupa della parte finale del tracciato”.

Ogni dettaglio nasce da test e verifiche continue: “Abbiamo fatto diverse prove per studiare modalità e velocità. Ma temperatura e condizioni della neve incidono moltissimo. A volte siamo intervenuti per modificare le strutture, velocizzare o sistemare alcuni tratti”..

Ma come sono organizzate le giornate degli shaper alle Olimpiadi? “Dipende dal meteo e dalla neve da spostare – sottolinea Andrea -. A volte iniziamo anche alle cinque del mattino. Più neve c’è, più tempo serve. Il fondo deve restare duro, la neve fresca va rimossa con badili, frese, rastrelli, scopettoni e soffiatori. Se la quantità è davvero importante, utilizziamo anche escavatori”.

Un lavoro fisico, ma soprattutto carico di responsabilità. “Quando un atleta si fa male non si è mai soddisfatti. Ma nello ski cross si gareggia in quattro e non dipende solo dalla pista. Gli atleti possono toccarsi, scontrarsi. Gli infortuni sono frequenti. Il nostro compito è rifinire il lavoro dei gattisti. Ci confrontiamo di continuo, in base alle cose che vediamo”.

Milano Cortina, come si sistemano le piste

Nelle due settimane di Olimpiadi, sono stati diversi i momenti complicati: “I 25 centimetri caduti a Livigno ieri sono stati duri da gestire. Soprattutto dopo 40 giorni di lavoro intenso. Abbiamo spalato neve per cinque ore no-stop. Per finire la pista abbiamo lavorato in cinquanta. Poi sono arrivati i gattisti, che hanno lavorato per diverse ore”.

Un lavoro che è però in primis una grande soddisfazione: “In questo ambiente – spiega Andrea – lavoro da una vita. Conosco tanti dei ragazzi in gara e diversi allenatori. Su Yiming, oro nello slopestyle, l’ho visto crescere e me lo ricordo che era piccolino. Quando l’ho rivisto gli ho chiesto un selfie, è stato divertente”. Luca annuisce e se la ride: “Per me nessuna foto, ma la nazionale italiana mi ha regalato un po’ di pins”. Un piccolo ‘grazie’ a chi, con amore e fatica, rende possibile il sogno olimpico. (di Michele Antonelli, inviato a Livigno)

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