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Droni madre-figlio per colpire l’Ucraina, “safari umano” nuova arma della Russia?
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Droni madre-figlio per colpire l’Ucraina, “safari umano” nuova arma della Russia?

By Abrar Hussain
February 21, 2026 3 Min Read
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‘Droni madre’ in grado di colpire più in profondità in territorio ucraino, proiettando i suoi ‘figli’, meglio noti come FPV. Questa la nuova mossa di Mosca nel progetto sviluppato dalle forze russe modificando un drone Geran-2 dopo la perdita di accesso ai terminal di Starlink. Una nuova arma che, secondo gli analisti, sembrerebbe essere usata intenzionalmente per prendere di mira i civili in quello che viene definito un “safari umano”.

Una immagine della nuova piattaforma, che in volo sulla regione di Sumy sgancia il ‘drone figlio’, è stata intanto pubblicata nei giorni scorsi da un blogger militare russo, citato dall’Institute for the Study of War.

Dal drone madre al drone figlio, la mossa di Mosca

Il Geran-2 viene quindi usato come ripetitore di segnale per il ‘piccolo’ che si separa dalla ‘madre’ nel momento in cui si avvicina all’obiettivo, in sostituzione al ponte creato in precedenza dalla rete di satelliti di SpaceX. I militari russi avevano iniziato a usare i droni Gerbera, molto più economici dei Shahed/Geran, come droni madre per operazioni di ricognizione o attacco con droni controllati da remoto dopo l’oscuramento di Starlink.

Ma i Gerbera possono portare una quantità di esplosivo molto limitata e comunque un carico leggero e quindi dopo il rilascio del drone figlio non sono in grado di proseguire verso un altro obiettivo, come invece i Geran che possono anche indirizzare il ‘piccolo’ verso il suo target.

Come funzionano i droni tattici

Come spiega l’Isw, la Russia è stata pioniera nell’uso di droni tattici negli attacchi contro civili e infrastrutture civili nella cosiddetta “kill-zone” – l’area entro 15-20 chilometri dalla linea del fronte dove la saturazione di droni da attacco tattico e da ricognizione rappresenta un rischio elevato per il personale o le attrezzature che operano al suo interno.

Molti dei sistemi senza pilota che sono diffusi nella kill-zone, si legge ancora, sono droni con visuale in prima persona (FPV), che sono droni piccoli e relativamente economici che vengono azionati da remoto tramite feed video in diretta da un pilota che indossa un visore per realtà virtuale. I droni FPV operano in modalità “kamikaze” (schiantandosi di fatto contro un bersaglio), in modalità di ricognizione o sganciano munizioni sui bersagli sottostanti.

“Safari umano tra i civili con gli FPV”, l’accusa a Mosca

I droni FPV – nota ancora l’Isw – dovrebbero teoricamente consentire ai loro operatori di esercitare maggiore attenzione nel distinguere tra obiettivi civili e militari, poiché l’operatore può vedere esattamente quale obiettivo si sta avvicinando e colpendo in tempo reale. I droni FPV russi, tuttavia, colpiscono chiaramente obiettivi civili con una frequenza tale che la pratica è stata definita un “safari umano”. Una ‘campagna’ della Russia, specie nell’Ucraina meridionale, che ha dato anche vita a un’inchiesta delle Nazioni Unite. L’Onu ha poi concluso che queste tattiche equivalgono a crimini di guerra e crimini contro l’umanità.

Nonostante i livelli relativamente uguali di proliferazione di droni FPV tra le forze ucraine e russe, le forze russe – sottolinea ancora l’Isw – conducono attacchi con droni contro i civili in modo significativamente più elevato rispetto alle forze ucraine. Mentre molti di questi attacchi FPV contro i civili possono sembrare casuali e indiscriminati, le forze russe sembrano prendere di mira intenzionalmente civili e infrastrutture civili per raggiungere obiettivi militari distinti. Questa tendenza – conclude l’Istituto – suggerisce che l’esercito russo stia utilizzando i droni FPV per trasformare il danno ai civili in uno strumento di guerra intenzionale.

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Abrar Hussain

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