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la voce femminile e la balbuzie
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la voce femminile e la balbuzie

By Blendy Writer
December 26, 2025 2 Min Read
Comments Off on la voce femminile e la balbuzie

Un racconto sincero sull’infanzia, le fragilità e la forza di trovare la propria voce. Massimiliano Ossini si racconta a ‘Ciao Maschio’, ospite di Nunzia De Girolamo, nella puntata in onda domani alle 17.05 su Rai 1. Alla domanda su che bambino fosse stato, Ossini risponde con grande sincerità: “Sono stato un bimbo complicato. Povera mamma, per molti anni sono stato davvero la pecora nera. Avevo una voce molto acuta, molto femminile. Quando rispondevo al telefono o bussavo alle porte delle altre classi mi scambiavano sempre per mia sorella o per mia mamma”.

L’arrivo della balbuzie

Una condizione che lo ha fatto soffrire profondamente: “Ho sofferto tantissimo per questo. Talmente tanto che volevo diventare un supereroe. Pensavo di voler difendere gli altri, ma in realtà volevo difendere me stesso”. Nel tentativo di cambiare quella voce che sentiva come un limite, arrivano gesti silenziosi e dolorosi: “La sera urlavo a squarciagola nel cuscino prima di addormentarmi, sperando di svegliarmi con una voce più roca, da ‘ometto di casa'”. Come se non bastasse, arriva anche la balbuzie: “Poi ho iniziato a balbettare. Mettici tutto questo insieme. Quegli anni non li auguro a nessuno. Però mi hanno segnato e per questo oggi sto molto attento alle parole, soprattutto quando sono in televisione o quando parlo con i ragazzi. Quello che ti succede a quell’età te lo porti dietro per tutta la vita”.

Il ‘miracolo’ a teatro

Il punto di svolta arriva grazie alla parrocchia e al teatro: “C’era la classica scenetta da fare e mi dissero che dovevo recitare. Io risposi: ‘Ma io balbetto, dove vado?'”. Gli affidano un ruolo piccolo, quello di un bambino napoletano: “Paradossalmente, appena sono salito sul palco e ho detto quelle poche battute, non balbettavo più. Andava tutto bene. Ho capito che non dovevo essere me stesso quando parlavo. Dovevo immedesimarmi in qualcun altro. Dovevo recitare. A scuola, durante le interrogazioni, facevo la stessa cosa: recitavo”. Da quel momento nasce un desiderio profondo: “E’ così che è nata dentro di me la voglia di diventare attore”.

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