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partita a scacchi con Trump, blitz e rischi nucleari
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partita a scacchi con Trump, blitz e rischi nucleari

By Blendy Writer
March 8, 2026 3 Min Read
Comments Off on partita a scacchi con Trump, blitz e rischi nucleari

La guerra e una partita a scacchi. Il conflitto tra Iran da una parte e Stati Uniti-Israele dall’altra è la cornice che comprende anche un’altra sfida, finora congelata ma destinata a conquistare il centro del palcoscenico nelle prossime settimane. Tutto o quasi ruota attorno alle scorte di uranio arricchito sepolte nel sito di Isfahan, colpito a giugno dello scorso anno dai bombardieri americani.

Quanto uranio ha Teheran

“Abbiamo distrutto tutto”, dice e ripete Donald Trump, che puntualmente sforna il termine ‘obliterated’ per definire le conseguenze dell’operazione. Sotto le macerie, però, c’è un ‘tesoro’: le scorte di uranio arricchito, determinanti per il programma nucleare di Teheran, sono sotto terra e prima o poi qualcuno proverà a recuperarle. Secondo fonti americane citate dal New York Times, l’Iran possiede circa 440 chili di uranio arricchito. Le scorte sono concentrate soprattutto a Isfahan: l’uranio è arricchito al 60%, il processo deve arrivare al 90% per consentire l’utilizzo del materiale nella produzione di armi nucleari. Se le centrifughe dei vari siti fossero operative, l’ultimo step sarebbe relativamente semplice. Il traguardo, quindi, non è lontano.

Il ‘cantiere’ sospetto

Chi farà la prima mossa? Il New York Times, citando informazioni contenute in report classificati, evidenzia che l’Iran – dopo aver sigillato i tunnel – potrebbe raggiungere l’uranio attraverso un punto d’accesso ancora praticabile. Non è chiaro, però, quanto sarebbe complicata l’operazione di trasferimento dell’uranio, conservato in forma gassosa. A giugno dello scorso anno, gli Stati Uniti hanno colpito i siti di Natanz e Fordow con le ‘super bombe’ in grado di creare enormi danni in profondità. Isfahan, invece, sarebbe stato centrato da missili Tomahawk, con effetti più superficiali.

Subito dopo il raid, le immagini fornite dai satelliti hanno mostrato operazioni di scavo eseguite nell’area per spostare enormi quantità di terra e detriti davanti agli accessi, sostanzialmente ‘murati’. Attività simili sono state osservate anche in tempi più recenti, persino a febbraio, forse per proteggere ulteriormente l’uranio da potenziali attacchi.

L’intelligence osserva

L’intelligence degli Stati Uniti sorveglia costantemente il sito: Washington ritiene, con sufficiente certezza, di poter individuare movimenti sospetti e captare un’eventuale operazione nella fase iniziale. Trump, però, non si limiterebbe a guardare cosa succede. L’uranio potrebbe essere la molla per spingere il presidente a inviare truppe di terra in territorio iraniano. “In questo momento li stiamo decimando. Mandare soldati? Potremmo fare qualcosa più avanti, ora non lo faremmo”, la risposta ad una domanda sull’ipotesi di invasione.

Gli Stati Uniti non hanno cercato di recuperare l’uranio dopo gli attacchi dello scorso anno: troppo pericoloso, secondo le valutazioni riportate dal New York Times. Ora, in realtà, la situazione non sarebbe troppo diversa. La missione, affidata presumibilmente alle forze speciali, sarebbe estremamente rischiosa e diventerebbe attuabile solo dopo un’ulteriore accelerazione dei raid aerei. Il copione è delineato anche dalle risposte articolate di Trump: “Se dovessimo” inviare soldati, “i nostri nemici sarebbero così decimati da non riuscire a combattere sul terreno”.

Il blitz di commando americani non è un’opzione a breve termine ma “è tutto sul tavolo”. La soluzione ideale per Washington? Continuare a martellare l’Iran dal cielo per spingere Teheran a utilizzare l’uranio come carta nei negoziati per porre fine alla guerra.

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