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ergastolo a Giuseppe Calabrò e Demetrio Latella
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ergastolo a Giuseppe Calabrò e Demetrio Latella

By Abrar Hussain
February 4, 2026 2 Min Read
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La Corte d’Assise di Como ha condannato all’ergastolo gli imputati Giuseppe Calabrò e Demetrio Latella per l’omicidio aggravato di Cristina Mazzotti, 18 anni, di cui si persero le tracce nel 1975 a Eupilio, in provincia di Como. Assolto dall’imputazione riqualificata Antonio Talia “perché non ha commesso il fatto”; la corte ha anche dichiarato il “non doversi procedere” nei confronti degli imputati Calabrò e Latella per il reato di sequestro di persona a scopo di estorsione “perché il reato è estinto per intervenuta prescrizione”.

Il collegio presieduto dal giudice di Como Carlo Cecchetti ha dichiarato gli imputati Calabrò e Latella “interdetti in perpetuo dai pubblici uffici e in stato di interdizione legale durante l’esecuzione della pena” e ha fissato una provvisionale (in solido tra i due condannati) di 600mila euro per ciascuna delle parti civili, Marina e Vittorio Mazzotti, rappresentate dall’avvocato Fabio Repici La corte d’Assise di Como ha indicato il termine di 90 giorni per il deposito della motivazione.

Il rapimento e l’omicidio di Cristina Mazzotti

Era il 1° luglio 1975 quando Cristina Mazzotti – che stava rientrando nella villa di famiglia dopo aver festeggiato il diploma insieme ad amici – venne prelevata da un gruppo di banditi. Il giorno successivo al padre, un industriale dei cereali, furono chiesti 5 miliardi di lire di riscatto. L’uomo riuscì a raccogliere un miliardo e 50 milioni e li lasciò ai rapitori in cambio della liberazione della figlia. Il primo settembre, però, la giovane venne trovata morta in una discarica. Per il sequestro e l’omicidio di Mazzotti, il primo dell’Anonima sequestri nel Nord Italia, nel 1977 vennero condannate 13 persone, di cui otto all’ergastolo. Tra questi non c’erano però gli esecutori materiali, dato che l’impronta di un palmo e due impronte digitali raccolte sull’auto della giovane dalla Scientifica risultarono inutili con le conoscenze scientifiche di allora.

Nel 2007 la Banca dati digitale della Polizia abbinò una di quelle impronte al reggino Latella, che aveva già alle spalle una lunghissima detenzione. Il gip ne respinse l’arresto per mancanza di esigenze cautelari, ma Latella ammise di aver sequestrato Cristina Mazzotti e disse di averlo fatto insieme a Giuseppe Calabrò e Antonio Talia, che invece negarono tutto. Nel 2012 il fascicolo fu archiviato, tre anni dopo, però, la Cassazione dichiarò imprescrittibile il reato di omicidio volontario e, grazie all’esposto presentato dall’avvocato della famiglia, la procura ha aperto una nuova inchiesta. Se per la pubblica accusa tutti gli imputati avrebbero partecipato al progetto di rapire la 18enne, oggi arriva la prima sentenza che assolve Talia e condanna all’ergastolo gli altri due.

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Abrar Hussain

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